Dietro la saga

Cinque volumi sono meno della metà. Ecco da dove vengono.

Iterium

Questa saga ha un nome che i lettori non conoscono e che i giocatori non hanno mai saputo.

Al tavolo lo chiamavo Codex Iterium. Non l'ho mai detto a nessuno di quelli che ci giocavano: era il nome del contenitore, non della storia, e la storia era l'unica cosa che dovevano vedere. Iterium viene dall'iterazione, dal ritorno. Il tema del ciclo era già nel titolo prima ancora di essere nei libri.

Conduco giochi di ruolo dal 2003. La Saga della Linea Bianca è cresciuta attraverso tre campagne, distanti tra loro nel tempo, ognuna lineare e chiusa in sé. Le prime due non erano collegate. Condividevano un universo, e per anni è stato l'unico legame.

La terza è stata la campagna di Eirik. È il punto in cui le altre due si sono toccate. Da lì ho capito che quello che avevo tra le mani non era un archivio di partite. Era un'opera.

Il metodo del tavolo

Il sistema con cui conduco è un ibrido, e non ha un nome che valga la pena dire. Prende poco da D&D, molto dal Mondo di Tenebra e dal Richiamo di Cthulhu, e da entrambi toglie parecchio.

La regola è semplice: si usa il buon senso, i dadi entrano in gioco solo quando un'azione è davvero incerta, e i successi si accumulano invece di decidersi in un colpo. Il sistema scala sul potere dei personaggi, in modo che nessuno possa risolvere una situazione con un tiro fortunato. Il deus ex machina è sempre un problema, al tavolo come nei libri.

Questo spiega il tono della saga meglio di qualsiasi sinossi. Nel mondo della Linea Bianca le cose non si decidono in un momento: si accumulano.

Alcune cose sono nate direttamente al tavolo, in tempo quasi reale. Un alfabeto, per esempio, inventato e adattato mentre le sessioni andavano avanti. Chi lo incontrerà nei volumi lo sta leggendo così com'era la prima volta.

Dal tavolo alla pagina

Nel 2017 ho iniziato a trascrivere. All'inizio era un archivio: non volevo perdere niente. Ma ho sempre voluto trascrivere una campagna, e questa non era una campagna. Era un universo. Il mio.

Tra il 2017 e il 2022 l'archivio ha cambiato natura da solo. Per anni avevo visto un fiore crescere da seme a bocciolo; ora cominciavo a vedere il risultato. Nel 2022 ho smesso di chiamarlo archivio e ho iniziato a chiamarlo romanzo.

Scrivere ha voluto dire tre cose.

La prima: far incontrare ciò che al tavolo era separato. Oslo e la valle peruviana, il 1990 e il 1997, sono nati in campagne diverse. Nel romanzo si toccano per la prima volta.

La seconda: riconoscere cosa c'era. Che l'eroe e il mostro fossero la stessa figura guardata da due lati, l'avevo capito al tavolo. Che tutto girasse intorno a un debito, l'ho visto solo rileggendo. I giocatori vivevano il mistero. Il debito l'ho trovato io, dopo.

La terza: togliere. Le campagne erano più dure dei libri, e per andare avanti nella stesura ho dovuto lasciare fuori una parte di quella durezza. I libri sono più puliti. Non più miti.

Il lettore, alla fine, sa qualcosa in più rispetto a chi era seduto al tavolo. E se qualcuno, al tavolo, ha interpretato Eirik Halvorsen, oggi non lo riconoscerebbe.

Il Codex e i cinque volumi

Il Codex Iterium, oggi, è un testo già scritto in forma narrativa. Conta oltre 1.200.000 parole. La Saga della Linea Bianca, cinque volumi, ne è meno della metà.

L'altra metà viene da altre due campagne, giocate in altre epoche del Codex. Altri personaggi, un destino condiviso, una contabilità che ritorna. C'è l'origine del debito, e il modo in cui è arrivato nelle mani di Diana Baird. Ma quel tempo precede questa saga e, a suo modo, la segue: legarlo a ciò che uscirà nei prossimi anni richiede un lavoro che non ho ancora fatto.

Per questo si parte da qui. La Linea Bianca è la parte più mia del Codex, quella che non deve niente a nessuno, e il punto d'ingresso naturale a tutto il resto. Per molto tempo ancora sarà l'unica cosa su cui lavoro.

Il resto verrà. Ma prima i cinque volumi.

Cosa non troverai

Il genere in cui questa saga si muove ha delle abitudini. Alcune le ho lasciate fuori di proposito.

  • Il culto con la tonaca: nessuna setta segreta con i suoi rituali. Il male, qui, ha un organigramma, delle scadenze e un ufficio relazioni esterne.
  • La follia come punizione: chi vede troppo non impazzisce. Continua a lavorare. È peggio.
  • La rivelazione che spiega tutto: ogni volume chiude una domanda e ne apre una più grande. Il debito non si salda con una spiegazione.
  • L'eroe che salva il mondo: nessuno, in questa saga, salva niente. Al massimo qualcuno decide di non partecipare.
  • Il tiro fortunato: nessuno esce da una situazione perché il caso lo ha aiutato. Le cose si accumulano finché non si rompono.

Il secondo volume è in lavorazione.